Invisibile

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INVISIBILE

Ascolta la notte

Respirala

Sono io

Che ti sto sfiorando

Mentre le tue mani mi cercano al buio

Io sono lì

Accanto a te

Sono io

Che ti scivolo addosso

Suadente

Che ti ghermisco l’anima

Impudente

Indecente

Prepotente

Perché mi appartieni

Ora e sempre

E ogni notte

Quando il mondo tace

Verrò da te

Perché senza te

Io sono niente senza te

©Elisabetta Barbara De Sanctis 25/06/2016 all rights reserved

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Perdonaci Madre

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PERDONACI MADRE

Buongiorno ‎Pachamama

e perdonaci se puoi

per tutte le offese che ti arrechiamo

per le tue lacrime di dolore

per non saper ascoltare

il gemito della tua agonia

siamo sordi e ciechi

per le ferite che ti infliggiamo

rinnegandoti

assassinando il seno che ci nutre

siamo senza memoria

barbari e inetti

ma tu sei la cura

tu sei la vita

tu sei la Madre

accoglici ancora

insegnaci ad amarti

e perdonaci, se puoi

‪#‎EarthDay

©Elisabetta Barbara De Sanctis – 22/04/2016 all rights reserved

 

Sono solo una tua umile figlia o Madre, accogli la mia supplica, concedimi il tuo abbraccio e fa’ che con Te io possa intonare il mio canto, perché i tuoi figli ascoltino e si uniscano a noi…

Con il cuore, sempre ❤

EliBì

 

 

 

Frammenti sparsi…

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“Cos’è che ci lega così tanto all’amore? Ci avete mai pensato? Quel sentimento spesso rinnegato, a volte vituperato, ma sempre agognato, desiderato, rincorso e aspettato. Soprattutto aspettato, quando stringiamo i pugni e non solo i denti, traditi, abbandonati o forse solo un po’ persi, con un vuoto al posto del cuore, proprio lì dove, pare, alberghi l’amore. Ma si sa, a volte c’è il trucco e c’è l’inganno e ciò che dovrebbe essere non è, semplicemente perché è così che vanno talvolta le cose. Allora lo prendiamo quel cuore e lo nascondiamo in un cassetto, l’ultimo, quello in fondo, fra calzini bucati e mutande dimenticate con i colori stinti e le molle un po’ allentate, quelle che non metti più, ma che non butteresti per nessuna ragione al mondo perché hai visto mai che resti senza, senza calzini e senza mutande in un giorno di pioggia, quando anche il cielo ha deciso di mettersi a lavare e tu allora decidi di restare. E quel giorno le metterai quelle mutande, li indosserai quei calzini che tanto stanno bene con la tua anima bucata e con un cuore un po’ slabbrato che fatichi a ricucire perché si sa, le cose a furia di usarle si consumano, ma tu di indossarlo non smetterai mai. Lo sai, lo sai che potrebbe arrivare quel giorno in cui finirai per aprire proprio quel cassetto e metterai quei calzini, metterai quelle mutande e quel tuo stupido, malandato, inesauribile cuore perché è così che vanno a volte le cose, perché, in fondo, tu non sei altro che Amore.”

 
©Elisabetta Barbara De Sanctis – aprile2016 all rights reserved

Frammenti sparsi…

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“Non volli mai sapere il suo nome. A che sarebbe servito? Donne così non le chiudi fra parentesi. L’unico segno che le rappresenti è quello che ti imprimono addosso e che ti marchia in eterno, senza che tu possa farci niente. Accadono così, quasi per caso: incrociano i tuoi occhi per un fottutissimo attimo e tutto cambia. Tu cambi. E quando si voltano e vanno via, perché stai pur certo che se ne andranno, resterai da solo ad annusare quel marchio ancora vivo su cui non ti resta che versare un po’ di sale e sperare che la tequila ti uccida presto. Perché senza di lei finirai per annegare e se non sarà la tequila, allora sarà il rimpianto ad ammazzarti, ma questo, sappilo, brucia molto di più”.

©Elisabetta Barbara De Sanctis – aprile 2016 all rights reserved

 

 

Dentro te

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DENTRO TE

Sono debole carne
che implode nelle attese
trasuda piacere
che mi impasta le dita
Annusami
Respirami
Leccami
Sono il tuo sapore
Sono la tua essenza
Sono vita

(©Elisabetta Barbara De Sanctis – aprile 2015 all rights reserved)

Muta

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MUTA

Mi spoglio la notte
Di parole che vorrei urlare
Quando soffia il vento
Per non fare rumore
E scivola il silenzio
In un letto disfatto
Bucandomi l’anima
Solo per sentirne l’odore
Respiro
Ancora
Vivo
Ancora
Spengo le stelle
E lentamente muoio
Come fossi niente
Come fossi amore

 

(©Elisabetta Barbara De Sanctis – settembre 2015)

 

No alla violenza sulle donne e Contest di poesia Riflesso di Donna

Come di certo saprete, oggi 25 novembre è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Tanto ci sarebbe da scrivere in merito, ma a volte preferisco il silenzio e dedicare una pausa di riflessione a leggere, a documentarmi e a capire se, nel mio piccolo, sto facendo abbastanza e cosa posso fare di più, perché abbastanza non è mai.

Circa due settimane fa, in una di queste pause, mi è venuta l’idea di un contest di poesia su una delle mie pagine Facebook, Velo di donna, per riflettere e dare la possibilità di farlo con uno strumento che è innocuo, eppure potente: la poesia.

Davvero sono così ingenua da pensare di poter cambiare il mondo a suon di versi?

No, ma mi piacerebbe. Eppure, il giorno che smetterò di credere che le parole, la lettura, la ‘cultura’ possano rendere questo mondo un posto migliore, sarà il giorno in cui questa vita non avrà più senso. Ma la vita HA un senso ed io non smetterò mai di credere e di sognare.

Questo contest non è nulla, meno di una goccia nel mare, ma mi piace pensare che possa servire a sensibilizzare tutti noi. Sì, noi, tutti quanti nessuno escluso, perché anche qui, in occidente e in Italia in particolare, la violenza è ancora tanta. Troppa. Fisica, emotiva, psicologica.

Ho buttato lì un’idea e dopo pochi minuti erano già in tanti a dirmi ‘sì, ci sono!’.

Due le poesie vincitrici: La sirena ferita di lementelettriche, scelta da Annarita Faggioni, cara amica nonché scrittrice, poetessa, Direttrice e founder del blog “Il piacere di scrivere” e Presidente di Giuria del Concorso nazionale “Ispirare la Fantasia”; Amore oscuro di Ari B., scelta dai lettori attraverso i like e i commenti.

Adesso mi faccio da parte e vi lascio a queste due stupende poesie, invitandovi a leggerle tutte qui, nell’album in pagina; sono una più bella dell’altra e meritano il tempo che vorrete dedicare loro.

 

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LA SIRENA FERITA
Una sirena ferita
T’ha pretesa, come una cosa.
Una cosa che il denaro non ha pagato.
T’ha posseduta, come un’amante.
Un’amante che non ha mai fatto l’amore.
T’ha costruita, come un baluardo.
Una estrema difesa che l’ha pure coperto.
Intanto la tua vita è (tra)scorsa: e tu
– Penelope di quest’epoca neoantica –
tessevi tela mentre lui (tr)amava.
Ma non ti amava, no: ti picchiava.
Penelope: mani stanche, mani strette,
– tese a tessere e (in)tessere –
finchè c’è un filo di fiato, di respiro…
donna e acrobata su quello stesso filo.
Una volta – prima di adesso – eri sirena
il canto tuo ammaliava l’universo mondo,
declinavi amore e non mai tradimento:
poi, d’un colpo, la violenza e lo sgomento.
Penelope che senza voce gridavi invano
e, fra bianco e nero, ti sei coperta piano,
il caleidoscopio della tua vita?
Rosso sangue, è l’ennesima ferita.
Agli altri colori – apparentemente sbiaditi –
vai coi ricordi, ma sai bene che è tardi,
come un omaggio dovuto, un condono,
pioverà ora il candeggio del tuo (per)dono.
Tessi Penelope, prendere e (com)prendere:
– anche le sue pene toccheranno solo a te –
scomposta in particelle infinitesimali, tu,
ti sarai rialzata, per i figli tuoi, e continuerai.
Solo un gran gomitolo per rattoppar brandelli,
– districando mille e più nodi – è tutta la tua vita.
La cattiveria, il sacrificio: la ferocia è inaudita.
©lementelettriche

La scelta è stata così motivata: la lirica è un’unione di universi e suggestioni parallele: Penelope e le sirene sono declinate in una veste inedita e originale, sempre a livelli rispetto alla sofferenza della donna, che sembra dominare tutto (e che in effetti domina tutto il suo mondo). Dal punto di vista formale, anche le figure retoriche di suono intarsiano belli accostamenti, senza perdere di semplicità e di pacato vigore. (Annarita Faggioni)

 

Ari Boselli

AMORE OSCURO
Rimira nello specchio
pover donna,
il suo volto tumefatto.
La stessa mano che
l’ha accarezzata,
ora l’ha picchiata.
I lividi
il suo trucco,
le labbra gonfie,
col sangue marcio,
la veste strappata,
la sua chioma scarmigliata.
Il demone schifoso,
ora è un uomo
senza onore,
che il corpo ha massacrato,
della donna che
un dì ha amato.
Non ti arrendere
all’amore oscuro.
Alza la testa DONNA!
Scegli l’amore puro.
 (©Ari B.)

 

Tanti sono stati i like e i commenti di apprezzamento su Amore oscuro e ad Ari B., a lementelettriche e a tutti gli altri bravissimi autori va il mio apprezzamento, la mia ammirazione e il mio grazie per avermi permesso di presentare poesie bellissime, intense, piene di dolore, ma anche di speranza e di forza, quella forza che è nella natura di ogni Donna, nelle sue lacrime, nei suoi silenzi, in ogni livido, del corpo e dell’anima.

Grazie ❤

EliBì