Un po’ della mia vita – Paolo Aurelio Monteleone

Cos’è, la vita. Un giorno, quasi per caso, anche se al caso non ci credo, il tuo cammino incrocia quello di una persona. È italiano, ma ormai vive in Australia da tantissimi anni.

10933779_783291848424420_185770423189796105_nVoce e cuore di Radio Italia Uno Adelaide, una delle radio in lingua italiana più ascoltate al mondo. Qualche scambio di mail, un po’ per conoscerci, ma soprattutto perché vuole conoscere i miei scritti e inserirmi in scaletta nel programma che ogni domenica mattina dà voce a noi autori emergenti, unendo con un filo Italia e Australia, e queste due al resto del mondo. Poi una telefonata, cordiale e amichevole, come se ci conoscessimo da anni. Infine mi ritrovo in scaletta nel suo programma e quella mattina, nonostante l’emozione, mi sento a casa. Sì, a casa. Che bella questa parola che sa di amicizia, di calore e ha il profumo delle cose buone. Ecco, per me ha il profumo del pane appena sfornato ed è casa.

È nata così un’amicizia, di quelle che non hanno bisogno di molte parole. Forte, nonostante la distanza fisica, vera e preziosa, da custodire e coltivare, con pazienza e tanto amore.

Descrivere Paolo Aurelio Monteleone a parole mi porterebbe a usare aggettivi a volte usati e abusati, triti fino a non avere più sapore.

Per questo ho scelto di non parlare io di lui, ma di lasciare che siano le sue parole a scivolare da me a voi.

Aurelio ha scritto queste parole sul suo profilo facebook il 16 dicembre, prima di Natale. Non ho vergogna a dire che ho pianto leggendole, commossa da tanto dolore, ma anche dalla grande tenacia, dalla forza con cui è riuscito a far sì che tutto quanto lo rendesse l’Uomo che è oggi. Ed è speciale, credetemi e io sono onorata di essere sua amica.

Grazie Aurelio.

Vi lascio a Un po’ della mia vita, parole di Paolo Aurelio Monteleone.

Con il cuore, sempre ❤

EliBì

Un po’ della mia vita

Quando eravamo tredici figli in casa , quando povertà e miseria erano le sole cose che abbondavano
Io c’ero.
Quando si mangiava tutti in una sola pentola o padella, facendo a turno con le poche posate che avevamo, quando si dormiva in tre o quattro in un letto e ci si scaldava incrociando le gambe l’un con l’altro
Io c’ero.
A sei anni, alla morte di mamma
Io c’ero.
Al suo funerale no, io
non c’ero
Troppo piccolo mi dicevano allora per seguire una bara, come se le lacrime di un bambino che perde la madre valgono meno di quelle dei grandi .
E quando l’ENAOLI (ente nazionale assistenza orfani lavoratori italiani) ci prese e ci portò via di casa per metterci in orfanotrofio che sapeva più di prigione che di collegio
Io c’ero.
Ed in quei lunghi otto anni di Alcatraz, dove il nervo e la bacchetta la facevano da padroni ad ogni piccola mancanza , quando oltre che che a badare a me stesso, dovevo far da padre da madre e da fratello maggiore a lui che era due anni più giovane di me
Io c’ero.
Che bella fanciullezza! Non la augurerei neanche a un cane. Nulla di inventato, tutto vero, reale, vissuto sulla propria pelle e portato sulle spalle.
La gioventù non è stata prodiga di doni, mi ha dato un’altra mamma (santa donna e due nuovi fratelli, come se non fossimo già abbastanza ), un padre padrone, terra da zappare e botte da mattanza.
Che bello vero?
Però Io c’ero.
I miei vent’anni, non furono da meno.
Alla morte e funerale di mio padre io c’ero.
A 21 fidanzato
A 22 già sposato
A 23 un figlio mi era già nato.
E io c’ero.
Gli anni più belli , quando quelli come me facevano piglia piglia,
Io sulle spalle avevo una famiglia.
A tutti ho dato il meglio che potevo, ai figli ho dato il meglio di me stesso, a volte ho lavorato come schiavo, a volte son passato anche per fesso.
E Io c’ero
Venimmo poi in Australia,
per dar loro un un bel futuro,
non mi è poi andata male,
ma ho lavorato duro.
Alle rinunce e privazioni,
Io c’ero.
Al funerale di mia figlia,
Io c’ero,
anche a quello di mia sorella, Io c’ero.
Al matrimonio del primo figlio
io c’ero,
alla nascita dei nipotini,
Io c’ero , magari stanco morto, però c’ero.
Alla partenza della figlia,
Io c’ero.
Nello spazio di un’anno, il piccolo si è rotto il braccio e una gamba ben tre volte,
e io c’ero eccome!
Visite, ospedali, specialisti, tanti dottori in vita mia non li ho mai visti,
cosa non faresti per i figli, anche a costo di svuotare il portafogli.
Ora non son più giovane,
non me ne faccio un vanto,
lo so che ho avuto poco,
anche se ho dato tanto.
Non voglio fare il pirla,
non voglio passar per fesso
ma prima di finirla,
Io ci sarò ancora,
ma prima per me stesso.
Anch’io ho diritto a vivere,
a togliermi le voglie,
e prima di pensare agli altri,
ci siamo Io e mia moglie.

(©Paolo Aurelio Monteleone – 16/12/2015 Tutti i diritti riservati)

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Per chi volesse seguirlo via radio, questo è il link: Radio Italia Uno Adelaide e queste le pagine facebook: Radio italia Uno e Australia chiama Italia.

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