Violenza: i piccoli semi del male

tumblr_mgdsvqcdtk1qi67eeo1_500Odio, violenza, terrorismo, stragi, femminicidi, infanticidi, morti ammazzati di ogni età, cultura, razza e religione. Siamo stanchi, siamo tutti stanchi, la sensazione è di stare su una giostra impazzita da cui nessuno ci permette di scendere. Piccole e grandi violenze si consumano sotto i nostri occhi sbarrati, nelle nostre case, nei nostri condomini o in luoghi lontani e il rischio è di rimanerne assuefatti. Un veleno che, giorno dopo giorno, ci intossica il sangue, ci toglie l’ossigeno, risveglia l’ombra che si annida nel nostro animo e ci fa essere tutti un po’ più morti e un po’ meno vivi.

L’unica valvola di sfogo che sembra rimanerci è quella degli stati sui social, più o meno esagerati, più o meno drammatici, più o meno addolorati, più o meno violenti. Perché in fondo è su quel più o meno che ci muoviamo, in bilico su un burrone, le gambe ormai malferme, disposti a tutto pur di non precipitare.

67142c567a871b1ba18b75d7ea328ce3Forse questo mondo post-moderno è davvero impazzito o forse è solo che la tecnologia e i mezzi di informazione ora viaggiano a livello mondiale, in tempo reale, con il risultato sì di tenerci informati, ma in quello che ormai è un vero e proprio bombardamento mediatico, una bolgia infernale dantesca dalla quale vorremmo solo uscire. Possibile che con tutta la tecnologia non ci sia un tasto play, da pigiare all’occorrenza, per far cessare tutto questo? Nemmeno un tasto pausa, giusto per darci il tempo di respirare? No, non c’è.

Io scrivo libri, una soluzione non ce l’ho, altrimenti farei altro. Mi verrebbe da dire che una soluzione nemmeno c’è, ma una parte di me si rifiuta e forse si rifiuterà sempre anche solo di pensarlo. Però è tutto troppo grande, come si fa a cambiare qualcosa? Da dove si comincia? Come si fa ad arrestare manualmente questa giostra fuori controllo? Non lo so. Ma di una cosa sono certa: su una cosa abbiamo potere, su una sola, forse non basta, ma su di essa possiamo agire e allora dobbiamo cominciare a farlo, se non altro per provare. Noi stessi.

Etichettare come folli quelli che compiono stragi, che ammazzano la ex o i propri figli ci fa continuare a vivere. Da una parte ci inquieta: un folle è una scheggia impazzita, come lo controlli? Dall’altra però ci fa sentire un po’ più normali nella nostra casa normale nella nostra città normale nella nostra vita normale.

È questo il primo errore. Il seme della follia è insito nell’essere umano, in ognuno di noi. Forse non prenderemo mai in mano un fucile per sparare in una scuola o in un centro commerciale, almeno lo spero, ma la violenza, come tutte le cose, ha una scala, si sviluppa su un continuum e il problema non sono gli estremi, ma quello che c’è tra gli estremi. Perché gli estremi sono evidenti, ma tutto il resto no, è sfumato, mascherato dietro maschere di normalità. E, che ci piaccia in noi, la violenza, la malvagità, la crudeltà sono parte dell’essere umano, sono parte di ognuno di noi, una parte pronta a venire a galla quando si presenti la situazione che può fungere da innesco. Può essere un trauma più o meno grande, può essere anche qualcosa di molto banale, ma molto spesso la causa ultima risiede nelle ferite narcisistiche e nelle conseguenze della separazione. Qui la psicologia ci viene in aiuto e, se non può fare nulla per fermare la giostra, può fare qualcosa per noi, nel nostro piccolo. Perché l’odio, la cattiveria, la malvagità sono contagiose e creano onde, come quelle che si allargano dal sasso buttato nell’acqua. L’odio ha una sua precisa frequenza, tutto È una frequenza misurabile e, come ci insegna la fisica, quando una frequenza ne incontra un’altra interferisce con quest’ultima: in maniera costruttiva, distruttiva o annullandola. In fondo è semplice fisica.

Allora qualcosa possiamo fare, ognuno nel nostro piccolo. Cambiare la nostra personale frequenza. Rintracciare le nostre proprie ferite narcisistiche. Lavorare sulle conseguenze che un attaccamento non sicuro (cfr. Bowlby, Ainsworth, ecc.) ha avuto sullo sviluppo della nostra personalità e su quello che, in fase di sviluppo infantile, ha influenzato il corretto passaggio attraverso la posizione schizoparanoide prima e depressiva poi (cfr. Klein). Perché, molto più spesso di quanto pensiamo, lì sono stati piantati i semi della nostra personalità, lì sono gli schemi che in età adulta ci impediscono di crescere e di saper accettare e gestire la separazione dall’altro, che si tratti del/della compagno/a, di un’amicizia o di altro tipo di rapporto. Non sappiamo gestire il distacco, viviamo la perdita ancora come se avessimo pochi mesi e stessimo sviluppando e introiettando il seno buono e il seno cattivo (cfr Klein).

tumblr_mrnv448s1C1rneit0o1_500Se da qualche parte bisogna partire, credo sia da qui perché è solo su noi stessi che possiamo agire. Non serve a nulla inorridire per le stragi e le violenze che vediamo scorrere in tv se poi basta un distacco, una separazione, un no a quelle che sono le nostre aspettative su qualcuno perché diventiamo boia e carnefici dell’altro, reo solo di non aver rispettato le nostre esigenze, il nostro bisogno di unità e non distacco dal seno materno. Quanti di noi in questo momento sono in questa fase? Tutti. Ognuno ha il suo proprio personale nemico a cui far pagare qualcosa e, pur di rendere l’angoscia da separazione accettabile, è disposto a tutto per giustificare la punizione inflitta. Perché si ha sempre bisogno di giustificarsi con se stessi, pena la distruzione del nostro fragile equilibrio.

Vogliamo davvero fare qualcosa per cambiare il mondo? Cominciamo da noi stessi. Cominciamo a scovare il nemico che è dentro di noi. Cominciamo a riconoscerlo e ad accettarlo. Cominciamo a smetterla di negare che sia così, sfidiamo noi stessi e rinunciamo a fornirci alibi. Affrontiamo la nostra ombra perché negarla serve solo a renderla più forte. Impegnamoci in questo. Forse solo così possiamo coltivare la speranza di cambiare qualcosa e, se alla fine non sarà servito a contrastare le guerre, le stragi e a rendere questo mondo migliore, almeno sarà servito a rendere migliore ognuno di noi, al di là di ogni illusione e di ogni finto buonismo.

Elisabetta Barbara De Sanctis

 

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14/07/2016. Un pensiero per Nizza

Stamattina un buongiorno mesto, però a non dire quello che ho dentro implodo. Ieri sera seguivo le notizie della strage su twitter, ho dormito con quel peso sul cuore, sperando che al risveglio tutto potesse svanire, forse era solo un brutto sogno. Mia nonna e mia mamma mi hanno educata forte, preparata alla morte, non l’hanno mai edulcorata, mai nascosta, ma me l’hanno mostrata per quello che è, fin da piccola. Una piccola parte di me si è fatta tosta fin da allora, quasi dura, a tratti cinica. Le ringrazio, mi hanno preparata a tutte le volte che la meretrice con il volto oscuro e la falce in mano si è portata via molte delle persone a me più care, una dopo l’altra. Loro mi hanno insegnato che esistono le malattie, gli incidenti, la viltà della bestia umana che per soldi e per avidità si macchia di sangue innocente e forse tutto questo fa davvero parte della vita.
Ma quando succede quello che è successo, ancora, a quello no, non ci si può preparare. Non si può accettare. Non ci si può limitare a esprimere stati ipocriti sui social sfruttando anche gli hastag di tendenza delle pagine di retweet, perché la cazzata scritta possa girare il più possibile. Non quello dell’avvenimento, no. Quelli di pagine di poesie, di arte, quelli soliti che scorrono sulla timeline ieri come oggi e come domani. Ieri sera con orrore e raccapriccio l’ho visto fare, come sempre. Ognuno il proprio pensiero, com’è giusto che sia, ma poi quel simbolo e la scritta che diventa azzurrina e la parolina magica per essere retwittati: che schifo.
Questa mattina piango, non riesco a smettere, piango di dolore e di rabbia perché io, quella che mette la pace e l’amore e i diritti e la libertà e l’uguaglianza al di sopra di tutto, io mi chiedo se non stiamo sbagliando tutto.
“C’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra”. Forse è così. Con questa gente non esiste la parola, non esiste il dialogo ed è con le parole che abbiamo permesso loro di infettare il mondo, come un virus letale. Adesso sono ovunque e questo è solo l’inizio. Io sono una pacifista, ma per difendere la pace a volta bisogna usare la forza. Ce lo insegna la natura. Basta guardare cosa fa l’intelligenza del nostro corpo, quella intelligenza profonda, istintuale, ancestrale che è in ogni filamento di DNA e senza la quale saremmo estinti da millenni. Quando una o più cellule sono malate l’organismo non è che ci parla, no. Le isola. All’occorrenza le uccide, sacrificando parti intere di sé pur di garantire la sopravvivenza del tutto. Questa intelligenza è quella della natura che non si fa inutili seghe mentali buoniste e ipocrite; essa agisce, programmata, fuori dal nostro controllo… e meno male. Pensate a un individuo che rischia il congelamento. Cosa fa il corpo? Sacrifica i piedi, le mani, la punta del naso e fa di tutto per proteggere il cervello e il cuore. Proteggiamo il nostro cuore.
Oggi ho molto da fare ed è un bene, così entrerò molto poco su internet, il necessario perché su internet si svolge anche parte del mio lavoro. Perché non ci sto a leggere chi se la prende con i poveri disperati che cercano di fuggire da quello schifo che noi abbiamo contribuito a portare, dopo secoli di colonialismo, sfruttamento, guerre politiche. Ma non ci sto nemmeno a leggere stati ipocriti e buonisti. Nel sessantotto non ero ancora nata, ma peace and love e mettete i fiori nei vostri cannoni, per me, scusate, non sono mai servite a niente, a meno che , mentre ci illudiamo con queste parole, non ci fumiamo un po’ di erba e cantiamo tutti insieme le canzoni di Bob Dylan.
Buongiorno a voi.
Buongiorno a chi si è svegliato stamattina, è un buon motivo per ringraziare.
Buongiorno a chi oggi ha ancora vicini i propri cari, è un buon motivo per ringraziare.
Una preghiera, per chi è rimasto su quella Promenade che tanto amo e che non sarà più la stessa. Ci ho lasciato il cuore a Nizza, ora anche i miei ricordi sono macchiati di sangue innocente.
Una preghiera, per chi anche oggi piange i propri cari, caduti in un momento di festa, senza essersi accorti che siamo in guerra. Ci hanno dichiarato guerra, una guerra del terrore, abbiamo il diritto e il dovere di difenderci.
Una preghiera, per chi ci governa, perché Dio o qualunque sia il suo nome, possa illuminare i loro cuori e le loro menti, dare loro la capacità di decidere per il meglio, il coraggio di far cessare questo male dilagante e strisciante, vigliacco e ignobile.
Pensa anche al tuo dovere e non vacillare. Non c’è cosa migliore per un guerriero che combattere in una guerra giusta. (Baghavad Gita)
EliBì
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Rubrica “Ti presento un esordiente” #4

Grazie a The Bibliophile Girl per questo spazio, una lettera aperta dedicata a ognuno di voi ❤

 

Ciao a tutti, lettori! Una nuova autrice oggi vi parlerà di sé, come avrete capito dal titolo dell’articolo e della foto qui sopra. Chi è? Ora lo vedrete. Se volete, potete anche commentare f…

Sorgente: Rubrica “Ti presento un esordiente” #4

3,32: per non dimenticare. L’Aquila, 06/04/09 – 06/04/2016

Erano le 3.32 del 2009 quando la terra ha tremato.  Uno squarcio si è aperto nelle sue viscere e sono cadute vite, case, ricordi. Il passato è stato inghiottito dalla polvere e dalla disperazione. Il presente non esisteva più. Il futuro in quel momento appariva lontano anni luce.

309 coloro che non hanno potuto urlare, piangere, maledire e provare a ricominciare.

Tanti coloro che sono morti dopo, nel silenzio di una città dimenticata, ferita, scansata, vituperata e offesa.

Dalle risa, quella notte.

Da chi si è fatto beffe del dolore per la propria immagine.

Da chi li ha infilati dentro loculi da vivi, illudendoli che fossero case, ma lì non è posto né per gente né per bestie.

Da chi li ha considerati approfittatori, perché, passate le lacrime catartiche di milioni davanti alla televisione, restavano le lacrime asciutte delle migliaia che, come si dice qui in Abruzzo, non avevano più nemmeno gli occhi per piangere.

Non bastavano i morti, no. sono arrivate anche le menzogne, la derisione, il fastidio e, infine, l’oblio.

Make A Wish

Ma nonostante tutto, piano piano, la Città si rialza, legata ad ognuna di quelle pietre da un filo indissolubile. Basta aspettare, quando scende la sera, e pare di sentirli i lamenti, i mormorii, incastrati fra quelle mura, ma non se ne ha paura. Non si teme ciò che ci appartiene, anche quando si annida in ferite che ancora gocciolano sangue. Perché noi abruzzesi siamo così: legati alla terra, testardi e con la pelle dura. E non molliamo, non molliamo mai.

L’Aquila si sta leccando ancora le ferite, ma non dimentica. Aspetta solo quel momento, il momento in cui tornerà a volare.

Ma voi non dimenticate, non lasciatevi ingannare. È troppo facile dire, parlare, giudicare, pensare di sapere e lasciarsi incantare dagli stessi pifferai, gli stessi che di togliere le loro tende dai baracconi in cui hanno ridotto questo Paese non ne vogliono sapere perché c’è ancora sangue da prosciugare.

06 aprile 2009 – 06 aprile 2016 ore 3,32: per non dimenticare.

La storia è la somma totale delle cose che avrebbero potuto essere evitate.
(Konrad Adenauer) 

Alla mia terra, con il cuore, sempre ❤

Elisabetta Barbara De Sanctis

Promozione, e-book gratis e altre novità!

Buon pomeriggio amici del blog,
non sono molto presente perché gli impegni sono tanti e io inizio ad accumulare un po’ di stanchezza, ma per carattere amo fare molte cose insieme, solo che ogni tanto è necessario prendere un po’ di tempo per i nuovi progetti o per migliorare quelli già in itinere.
Ho un po’ di novità da raccontarvi e ho deciso di farlo in un unico post, spero che vi piaceranno!

OLTRE IL BUIO IL TUO RESPIROInnanzitutto voglio anticiparvi che lunedì e martedì, 1 e 2 febbraio, ci sarà una promo speciale: la versione in e-book del romanzo OLTRE IL BUIO IL TUO RESPIRO sarà GRATIS su Amazon, per tutti e non solo per chi ha kindle unlimited!

Non dovrete fare altro che cliccare questo link: Scarica e-book gratis e il libro sarà vostro, pronto da leggere!

È un piccolo regalo per chi ancora non mi conosce, ma anche per chi ha già letto e apprezzato il romanzo perché così potete dare l’opportunità ai vostri amici e alle vostre amiche di leggerlo suggerendo semplicemente la promo.

Vi ricordo che Amazon vi dà la possibilità di leggere il libro su qualunque dispositivo, non solo sul kindle, ma anche su smartphone, tablet o pc. CHI INVECE AVESSE UN E-READER DIVERSO DAL KINDLE, dopo aver scaricato il romanzo, potrà contattarmi anche con un commento a questo articolo e sarò io a inviare il formato e-pub.

Se vi fa piacere, condividete la notizia con i vostri amici e, se avete un profilo facebook, partecipate anche lì e invitate i vostri contatti appassionati di romance. Questo il link su facebook: Evento promo su facebook.

Per chi invece di voi fosse interessato al cartaceo, il romanzo è disponibile anche in quel formato, ordinabile su Amazon con consegna presso il vostro domicilio o presso la vostra libreria Giunti più vicina.

STANZA 530

Sempre in tema di e-book GRATIS, per chi ancora non lo avesse scaricato, è di nuovo disponibile in download gratuito su tutti i principali store (Amazon, Youcanprint, Kobo, IBooks, Google libri, Mondadori, Feltrinelli, ecc.) il racconto erotico Stanza 530, spin off del romanzo Oltre il buio il tuo respiro. Il racconto ha visto un nuovo lavoro di editing, ha una nuova veste grafica ed è arricchito con i primi capitoli del romanzo. Ho voluto che chi non mi conosce ancora potesse avere la possibilità di leggermi, con un racconto e con i primi capitoli del romanzo, in maniera gratuita, così da poter decidere senza impegno se procedere con l’acquisto.

Questo il link di Amazon: Stanza 530 racconto in e-book gratuito, ma lo trovate, sempre gratis, anche negli altri store in cui abitualmente comprate i vostri libri.

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E, infine, il nuovo blog: Women in Write – Scrittrici sull’orlo di una crisi di libri.

Questo è il progetto più nuovo, in collaborazione con Cinzia Fiore Ricci, autrice e amica; il blog è in molte parti ancora in costruzione, ma intanto l’avventura è iniziata, proprio oggi, unitamente alla pagina facebook e al gruppo omonimi e collegati.

Un angolo dove dare spazio alla nostra passione per la lettura, oltre che per la scrittura, con segnalazioni, recensioni, interviste, articoli sul mondo dei libri, consigli e indicazioni utili, tante varie e molte eventuali. Sarebbe una gioia immensa avervi con me anche lì, questo il link: Women in Write – Scrittrici sull’orlo di una crisi di libri.

E poi… poi c’è il nuovo libro appena iniziato, un racconto che uscirà a fine febbraio per Attimi Infiniti, un altro libro da scrivere e un altro ancora appena iniziato… Dite che è troppo? Lo so, lo penso anche io, ma sono fatta così e credo che non saprei essere diversa 😀

A presto amici.
Con il cuore, sempre ❤

EliBì

Un po’ della mia vita – Paolo Aurelio Monteleone

Cos’è, la vita. Un giorno, quasi per caso, anche se al caso non ci credo, il tuo cammino incrocia quello di una persona. È italiano, ma ormai vive in Australia da tantissimi anni.

10933779_783291848424420_185770423189796105_nVoce e cuore di Radio Italia Uno Adelaide, una delle radio in lingua italiana più ascoltate al mondo. Qualche scambio di mail, un po’ per conoscerci, ma soprattutto perché vuole conoscere i miei scritti e inserirmi in scaletta nel programma che ogni domenica mattina dà voce a noi autori emergenti, unendo con un filo Italia e Australia, e queste due al resto del mondo. Poi una telefonata, cordiale e amichevole, come se ci conoscessimo da anni. Infine mi ritrovo in scaletta nel suo programma e quella mattina, nonostante l’emozione, mi sento a casa. Sì, a casa. Che bella questa parola che sa di amicizia, di calore e ha il profumo delle cose buone. Ecco, per me ha il profumo del pane appena sfornato ed è casa.

È nata così un’amicizia, di quelle che non hanno bisogno di molte parole. Forte, nonostante la distanza fisica, vera e preziosa, da custodire e coltivare, con pazienza e tanto amore.

Descrivere Paolo Aurelio Monteleone a parole mi porterebbe a usare aggettivi a volte usati e abusati, triti fino a non avere più sapore.

Per questo ho scelto di non parlare io di lui, ma di lasciare che siano le sue parole a scivolare da me a voi.

Aurelio ha scritto queste parole sul suo profilo facebook il 16 dicembre, prima di Natale. Non ho vergogna a dire che ho pianto leggendole, commossa da tanto dolore, ma anche dalla grande tenacia, dalla forza con cui è riuscito a far sì che tutto quanto lo rendesse l’Uomo che è oggi. Ed è speciale, credetemi e io sono onorata di essere sua amica.

Grazie Aurelio.

Vi lascio a Un po’ della mia vita, parole di Paolo Aurelio Monteleone.

Con il cuore, sempre ❤

EliBì

Un po’ della mia vita

Quando eravamo tredici figli in casa , quando povertà e miseria erano le sole cose che abbondavano
Io c’ero.
Quando si mangiava tutti in una sola pentola o padella, facendo a turno con le poche posate che avevamo, quando si dormiva in tre o quattro in un letto e ci si scaldava incrociando le gambe l’un con l’altro
Io c’ero.
A sei anni, alla morte di mamma
Io c’ero.
Al suo funerale no, io
non c’ero
Troppo piccolo mi dicevano allora per seguire una bara, come se le lacrime di un bambino che perde la madre valgono meno di quelle dei grandi .
E quando l’ENAOLI (ente nazionale assistenza orfani lavoratori italiani) ci prese e ci portò via di casa per metterci in orfanotrofio che sapeva più di prigione che di collegio
Io c’ero.
Ed in quei lunghi otto anni di Alcatraz, dove il nervo e la bacchetta la facevano da padroni ad ogni piccola mancanza , quando oltre che che a badare a me stesso, dovevo far da padre da madre e da fratello maggiore a lui che era due anni più giovane di me
Io c’ero.
Che bella fanciullezza! Non la augurerei neanche a un cane. Nulla di inventato, tutto vero, reale, vissuto sulla propria pelle e portato sulle spalle.
La gioventù non è stata prodiga di doni, mi ha dato un’altra mamma (santa donna e due nuovi fratelli, come se non fossimo già abbastanza ), un padre padrone, terra da zappare e botte da mattanza.
Che bello vero?
Però Io c’ero.
I miei vent’anni, non furono da meno.
Alla morte e funerale di mio padre io c’ero.
A 21 fidanzato
A 22 già sposato
A 23 un figlio mi era già nato.
E io c’ero.
Gli anni più belli , quando quelli come me facevano piglia piglia,
Io sulle spalle avevo una famiglia.
A tutti ho dato il meglio che potevo, ai figli ho dato il meglio di me stesso, a volte ho lavorato come schiavo, a volte son passato anche per fesso.
E Io c’ero
Venimmo poi in Australia,
per dar loro un un bel futuro,
non mi è poi andata male,
ma ho lavorato duro.
Alle rinunce e privazioni,
Io c’ero.
Al funerale di mia figlia,
Io c’ero,
anche a quello di mia sorella, Io c’ero.
Al matrimonio del primo figlio
io c’ero,
alla nascita dei nipotini,
Io c’ero , magari stanco morto, però c’ero.
Alla partenza della figlia,
Io c’ero.
Nello spazio di un’anno, il piccolo si è rotto il braccio e una gamba ben tre volte,
e io c’ero eccome!
Visite, ospedali, specialisti, tanti dottori in vita mia non li ho mai visti,
cosa non faresti per i figli, anche a costo di svuotare il portafogli.
Ora non son più giovane,
non me ne faccio un vanto,
lo so che ho avuto poco,
anche se ho dato tanto.
Non voglio fare il pirla,
non voglio passar per fesso
ma prima di finirla,
Io ci sarò ancora,
ma prima per me stesso.
Anch’io ho diritto a vivere,
a togliermi le voglie,
e prima di pensare agli altri,
ci siamo Io e mia moglie.

(©Paolo Aurelio Monteleone – 16/12/2015 Tutti i diritti riservati)

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Per chi volesse seguirlo via radio, questo è il link: Radio Italia Uno Adelaide e queste le pagine facebook: Radio italia Uno e Australia chiama Italia.

No alla violenza sulle donne e Contest di poesia Riflesso di Donna

Come di certo saprete, oggi 25 novembre è la Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Tanto ci sarebbe da scrivere in merito, ma a volte preferisco il silenzio e dedicare una pausa di riflessione a leggere, a documentarmi e a capire se, nel mio piccolo, sto facendo abbastanza e cosa posso fare di più, perché abbastanza non è mai.

Circa due settimane fa, in una di queste pause, mi è venuta l’idea di un contest di poesia su una delle mie pagine Facebook, Velo di donna, per riflettere e dare la possibilità di farlo con uno strumento che è innocuo, eppure potente: la poesia.

Davvero sono così ingenua da pensare di poter cambiare il mondo a suon di versi?

No, ma mi piacerebbe. Eppure, il giorno che smetterò di credere che le parole, la lettura, la ‘cultura’ possano rendere questo mondo un posto migliore, sarà il giorno in cui questa vita non avrà più senso. Ma la vita HA un senso ed io non smetterò mai di credere e di sognare.

Questo contest non è nulla, meno di una goccia nel mare, ma mi piace pensare che possa servire a sensibilizzare tutti noi. Sì, noi, tutti quanti nessuno escluso, perché anche qui, in occidente e in Italia in particolare, la violenza è ancora tanta. Troppa. Fisica, emotiva, psicologica.

Ho buttato lì un’idea e dopo pochi minuti erano già in tanti a dirmi ‘sì, ci sono!’.

Due le poesie vincitrici: La sirena ferita di lementelettriche, scelta da Annarita Faggioni, cara amica nonché scrittrice, poetessa, Direttrice e founder del blog “Il piacere di scrivere” e Presidente di Giuria del Concorso nazionale “Ispirare la Fantasia”; Amore oscuro di Ari B., scelta dai lettori attraverso i like e i commenti.

Adesso mi faccio da parte e vi lascio a queste due stupende poesie, invitandovi a leggerle tutte qui, nell’album in pagina; sono una più bella dell’altra e meritano il tempo che vorrete dedicare loro.

 

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LA SIRENA FERITA
Una sirena ferita
T’ha pretesa, come una cosa.
Una cosa che il denaro non ha pagato.
T’ha posseduta, come un’amante.
Un’amante che non ha mai fatto l’amore.
T’ha costruita, come un baluardo.
Una estrema difesa che l’ha pure coperto.
Intanto la tua vita è (tra)scorsa: e tu
– Penelope di quest’epoca neoantica –
tessevi tela mentre lui (tr)amava.
Ma non ti amava, no: ti picchiava.
Penelope: mani stanche, mani strette,
– tese a tessere e (in)tessere –
finchè c’è un filo di fiato, di respiro…
donna e acrobata su quello stesso filo.
Una volta – prima di adesso – eri sirena
il canto tuo ammaliava l’universo mondo,
declinavi amore e non mai tradimento:
poi, d’un colpo, la violenza e lo sgomento.
Penelope che senza voce gridavi invano
e, fra bianco e nero, ti sei coperta piano,
il caleidoscopio della tua vita?
Rosso sangue, è l’ennesima ferita.
Agli altri colori – apparentemente sbiaditi –
vai coi ricordi, ma sai bene che è tardi,
come un omaggio dovuto, un condono,
pioverà ora il candeggio del tuo (per)dono.
Tessi Penelope, prendere e (com)prendere:
– anche le sue pene toccheranno solo a te –
scomposta in particelle infinitesimali, tu,
ti sarai rialzata, per i figli tuoi, e continuerai.
Solo un gran gomitolo per rattoppar brandelli,
– districando mille e più nodi – è tutta la tua vita.
La cattiveria, il sacrificio: la ferocia è inaudita.
©lementelettriche

La scelta è stata così motivata: la lirica è un’unione di universi e suggestioni parallele: Penelope e le sirene sono declinate in una veste inedita e originale, sempre a livelli rispetto alla sofferenza della donna, che sembra dominare tutto (e che in effetti domina tutto il suo mondo). Dal punto di vista formale, anche le figure retoriche di suono intarsiano belli accostamenti, senza perdere di semplicità e di pacato vigore. (Annarita Faggioni)

 

Ari Boselli

AMORE OSCURO
Rimira nello specchio
pover donna,
il suo volto tumefatto.
La stessa mano che
l’ha accarezzata,
ora l’ha picchiata.
I lividi
il suo trucco,
le labbra gonfie,
col sangue marcio,
la veste strappata,
la sua chioma scarmigliata.
Il demone schifoso,
ora è un uomo
senza onore,
che il corpo ha massacrato,
della donna che
un dì ha amato.
Non ti arrendere
all’amore oscuro.
Alza la testa DONNA!
Scegli l’amore puro.
 (©Ari B.)

 

Tanti sono stati i like e i commenti di apprezzamento su Amore oscuro e ad Ari B., a lementelettriche e a tutti gli altri bravissimi autori va il mio apprezzamento, la mia ammirazione e il mio grazie per avermi permesso di presentare poesie bellissime, intense, piene di dolore, ma anche di speranza e di forza, quella forza che è nella natura di ogni Donna, nelle sue lacrime, nei suoi silenzi, in ogni livido, del corpo e dell’anima.

Grazie ❤

EliBì