14/07/2016. Un pensiero per Nizza

Stamattina un buongiorno mesto, però a non dire quello che ho dentro implodo. Ieri sera seguivo le notizie della strage su twitter, ho dormito con quel peso sul cuore, sperando che al risveglio tutto potesse svanire, forse era solo un brutto sogno. Mia nonna e mia mamma mi hanno educata forte, preparata alla morte, non l’hanno mai edulcorata, mai nascosta, ma me l’hanno mostrata per quello che è, fin da piccola. Una piccola parte di me si è fatta tosta fin da allora, quasi dura, a tratti cinica. Le ringrazio, mi hanno preparata a tutte le volte che la meretrice con il volto oscuro e la falce in mano si è portata via molte delle persone a me più care, una dopo l’altra. Loro mi hanno insegnato che esistono le malattie, gli incidenti, la viltà della bestia umana che per soldi e per avidità si macchia di sangue innocente e forse tutto questo fa davvero parte della vita.
Ma quando succede quello che è successo, ancora, a quello no, non ci si può preparare. Non si può accettare. Non ci si può limitare a esprimere stati ipocriti sui social sfruttando anche gli hastag di tendenza delle pagine di retweet, perché la cazzata scritta possa girare il più possibile. Non quello dell’avvenimento, no. Quelli di pagine di poesie, di arte, quelli soliti che scorrono sulla timeline ieri come oggi e come domani. Ieri sera con orrore e raccapriccio l’ho visto fare, come sempre. Ognuno il proprio pensiero, com’è giusto che sia, ma poi quel simbolo e la scritta che diventa azzurrina e la parolina magica per essere retwittati: che schifo.
Questa mattina piango, non riesco a smettere, piango di dolore e di rabbia perché io, quella che mette la pace e l’amore e i diritti e la libertà e l’uguaglianza al di sopra di tutto, io mi chiedo se non stiamo sbagliando tutto.
“C’è un tempo per la pace e un tempo per la guerra”. Forse è così. Con questa gente non esiste la parola, non esiste il dialogo ed è con le parole che abbiamo permesso loro di infettare il mondo, come un virus letale. Adesso sono ovunque e questo è solo l’inizio. Io sono una pacifista, ma per difendere la pace a volta bisogna usare la forza. Ce lo insegna la natura. Basta guardare cosa fa l’intelligenza del nostro corpo, quella intelligenza profonda, istintuale, ancestrale che è in ogni filamento di DNA e senza la quale saremmo estinti da millenni. Quando una o più cellule sono malate l’organismo non è che ci parla, no. Le isola. All’occorrenza le uccide, sacrificando parti intere di sé pur di garantire la sopravvivenza del tutto. Questa intelligenza è quella della natura che non si fa inutili seghe mentali buoniste e ipocrite; essa agisce, programmata, fuori dal nostro controllo… e meno male. Pensate a un individuo che rischia il congelamento. Cosa fa il corpo? Sacrifica i piedi, le mani, la punta del naso e fa di tutto per proteggere il cervello e il cuore. Proteggiamo il nostro cuore.
Oggi ho molto da fare ed è un bene, così entrerò molto poco su internet, il necessario perché su internet si svolge anche parte del mio lavoro. Perché non ci sto a leggere chi se la prende con i poveri disperati che cercano di fuggire da quello schifo che noi abbiamo contribuito a portare, dopo secoli di colonialismo, sfruttamento, guerre politiche. Ma non ci sto nemmeno a leggere stati ipocriti e buonisti. Nel sessantotto non ero ancora nata, ma peace and love e mettete i fiori nei vostri cannoni, per me, scusate, non sono mai servite a niente, a meno che , mentre ci illudiamo con queste parole, non ci fumiamo un po’ di erba e cantiamo tutti insieme le canzoni di Bob Dylan.
Buongiorno a voi.
Buongiorno a chi si è svegliato stamattina, è un buon motivo per ringraziare.
Buongiorno a chi oggi ha ancora vicini i propri cari, è un buon motivo per ringraziare.
Una preghiera, per chi è rimasto su quella Promenade che tanto amo e che non sarà più la stessa. Ci ho lasciato il cuore a Nizza, ora anche i miei ricordi sono macchiati di sangue innocente.
Una preghiera, per chi anche oggi piange i propri cari, caduti in un momento di festa, senza essersi accorti che siamo in guerra. Ci hanno dichiarato guerra, una guerra del terrore, abbiamo il diritto e il dovere di difenderci.
Una preghiera, per chi ci governa, perché Dio o qualunque sia il suo nome, possa illuminare i loro cuori e le loro menti, dare loro la capacità di decidere per il meglio, il coraggio di far cessare questo male dilagante e strisciante, vigliacco e ignobile.
Pensa anche al tuo dovere e non vacillare. Non c’è cosa migliore per un guerriero che combattere in una guerra giusta. (Baghavad Gita)
EliBì
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