Buon 2016!

0d0b175e24e7850f37064ecc92bf66f1Non è una data sul calendario che può segnare una fine e un nuovo inizio, ma l’intento che poniamo noi nel passaggio. Non cambia nulla se ci limitiamo a sperare che domani sarà tutto migliore; non servono i bilanci di vita se anche lì abbiamo perdite che non ci decidiamo ad affrontare per rimettere in sesto i conti.
L’augurio che mi sento di fare, a me stessa e a tutti, è quello che farei ogni giorno: se vogliamo che questo mondo sia domani un po’ più bello di com’è oggi e di com’era ieri, allora rimbocchiamoci le maniche e guardiamoci allo specchio, occhi negli occhi con noi stessi, senza barare e iniziamo a migliorare l’unica cosa su cui abbiamo potere… Noi stessi. Una critica, un pregiudizio, una calunnia, una falsità, una cattiveria in meno, una sola per ciascuno di noi. Un sorriso, una gentilezza, una carezza, una parola buona in più, una per ognuno di noi.

Anche solo una al giorno e allora sì che il mondo inizierebbe ad essere un posto migliore.

Buon 2016 a voi e ai vostri cari ❤
Con il cuore, sempre.

EliBì

 

 

Buon Natale

Nei momenti in cui ci sa836c030e5c2b92c6a7af97248fb1afb9rebbe da dire non riesco molto a dire, preferisco restare in silenzio ad ascoltare ogni cosa intorno a me. Più il mondo esterno fa rumore e più amo chiudere gli occhi e respirarlo, carpirne le emozioni, viverlo con l’anima perché solo così riesco a impregnare me del mondo.

Auguro a tutti, ma proprio a tutti, che il Natale accenda nel cuore una piccola scintilla di magia e che, almeno per un giorno, ci doni gli occhi semplici e saggi di un bimbo così da dimenticarci di essere adulti perché ne abbiamo bisogno, ne abbiamo tutti un bisogno infinito anche quando, ingenuamente, pensiamo di dover essere noi i loro maestri invece di accettare che siano loro le nostre guide.

Perché sono le anime più belle a splendere nella semplicità.

Torniamo piccoli allora, piccoli piccoli, fino a rinascere perché quel bimbo, in quella grotta, siamo noi. È questa in fondo la magia. È questo in fondo… il Natale…

Un sereno, gioioso e magico Natale a voi e ai vostri cari.
Con il cuore, sempre. ❤

EliBì

 

 

運 命 の 赤 い 糸 Unmei no akai ito – Oltre il buio il tuo respiro –

E io sono senza parole, solo emozioni, emozioni che si incastrano nella gola… ❤

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運 命 の 赤 い 糸 Unmei no akai ito – ancora saggezza orientale – che si affaccia prepotentemente: in questa frase c’è la famosa leggenda del filo rosso del Destino, un filo che collega le anime degli amanti.
La leggenda narra che – chi è fatto per amarci – esiste ed è legato a noi da una sorta di filo rosso invisibile, lunghissimo ed intricato, un filo che ci portiamo legato al mignolo senza nemmeno saperlo.
Ho appreso di questa leggenda grazie al nuovo libro di Elisabetta Barbara De Sanctis: un incontro nato dalla mia time line e volutamente approfondito nella real life.
Coincidenze: infinite sono le coincidenze che ci legano e – in sintesi – potrei citarne alcune.
Paola è il mio nome ma è il nome della co-protagonista del romanzo.
Laura è il nome della protagonista ma è anche il nome della mia migliore amica sin dalla prima…

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Blog tour Oltre il buio il tuo respiro: quarta tappa

Buonasera, rieccomi con la quarta tappa del Blog tour!

Questa volta un nuovo piccolo estratto per voi.

“Erano bastati quei pochi secondi, quello sguardo, perché le paure svanissero. Tutto era accaduto con naturalezza e con lui non le era sembrato più così rischioso amare e guardare al futuro non con uno, ma con due paia di occhi.
L’incidente di Luca l’aveva svegliata però come uno schiaffo, di nuovo. Proprio quando sentiva
di aver trovato un nuovo equilibrio, con se stessa e con il mondo, ecco che quel mondo era crollato
di nuovo”.

Potete continuare a leggere l’estratto cliccando qui.

Grazie al blog The Books Eater per aver ospitato questa tappa e questa volta vi lascio con la cover rivisitata con un po’ di spirito natalizio e una domanda: regalerete libri a Natale? Se sì, quanti e quali?

Spero che Oltre il buio il tuo respiro possa essere fra le vostre idee regalo… la storia è ambientata anche nel periodo natalizio, quindi è perfetta da portare sotto l’albero ❤

VipTalisman3

 

 

Oltre il buio il tuo respiro: blog tour

Buon giorno,

eccoci con la terza tappa del blog tour, ospitato qui: Oltre il buio il tuo respiro: blog tour – terza tappa.

OLTRE IL BUIO IL TUO RESPIRO - BLOGTOUR

Questa volta una bella intervista a Luca e a Laura, i protagonisti del romanzo, per conoscerli un po’ meglio.

Grazie al blog Hai mai provato a pettinare il vento per questa intervista.

Ogni tappa sarà diversa e vi permetterà di conoscere un po’ di più la storia, i protagonisti e l’autrice, ma allo stesso tempo è una occasione per conoscere altri blog, tutti molto interessanti e che vi invito a visitare.

Se poi volete anche partecipare al blog tour vi ricordo che il regolamento è in ogni tappa, ma anche qui:

https://www.facebook.com/events/1719483838273156/

In palio diversi e-book e ben due copie cartacee del romanzo… per voi o da regalare a chi amate, un libro che parla d’amore e di eros e la cui storia si svolge proprio nel periodo di Natale ❤

 

Resa

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RESA

A quella parte di me
A volte celata
Non per pudore
Né per decoro
Porgo l’orecchio
Tendo la mano
Vendo la carne
E offro l’anima
(Elisabetta Barbara De Sanctis)

Offerta lampo: e-book gratis!

Buon pomeriggio,

un passaggio veloce per segnalare che, solo per oggi 8 dicembre 2015, la versione e-book del romanzo Oltre il buio il tuo respiro è gratis per tutti e non solo per chi ha kindle unlimited.

Se vi fa piacere, correte a scaricarlo e segnalate pure ai vostri amici, è un regalo per chi mi segue e mi farebbe piacere se ad approfittarne foste in tanti!

Questo il link: Oltre il buio il tuo respiro versione e-book gratis

Questo un piccolo estratto, mentre si avvicina il Natale anche per Laura…

 

cover cartaceo piccola[…] Laura rimase per qualche secondo dietro la porta senza aprirla. Poi inspirò profondamente, si stampò sul viso il sorriso più bello che riuscì a trovare, abbassò la maniglia ed entrò, richiudendo delicatamente la porta alle sue spalle.

«Buon giorno amore mio» e si chinò a baciare con dolcezza la fronte di Luca.

La stanza era asettica e spoglia, come può esserlo una stanza di ospedale, con l’odore di disinfettante che impregna anche le mura, un comodino, un piccolo tavolo di formica bianca e una sedia. A interrompere il silenzio solo il ronzio delle macchine cui era aggrappata la vita dell’uomo da due lunghi mesi.

Laura appoggiò sul tavolino le buste e i fiori che aveva preso al chiosco davanti all’ospedale, si avvicinò al letto e accarezzò il volto dell’uomo che amava per sentirne il calore e trarne la speranza che la teneva legata a lui e alla possibilità di un futuro per loro. Una speranza incerta, da quanto le ripetevano i medici che ogni volta, alle domande di Laura, finivano per sollevare le spalle e dire che non avevano certezze, che era una situazione difficile, che stavano iniziando la procedura di risveglio, che ogni caso può essere diverso e poi finivano sempre con lo snocciolare termini tecnici e statistiche che sapevano anche quelle di disinfettante, come tutto il resto in quel posto.

Di tutte quelle parole Laura aveva capito solo che non sapevano dirle nulla, che doveva aspettare e sperare, con la consapevolezza che Luca avrebbe potuto non svegliarsi più. Già, sperare, nient’altro. Ma Luca non era ancora morto, questo contava, anche se era dura affrontare i giorni uno dopo l’altro in un limbo d’incertezza, i sensi sempre all’erta nel timore che potesse accadere l’irreparabile. Sì, le avevano detto che sarebbe potuto anche morire, ma si era affrettata a cancellare questa possibilità da quelle che era disposta a prendere in considerazione.

‘Luca non è morto… e non permetterò che muoia’ pensò, come se bastasse la sua sola forza di volontà, ma questa era l’unica variabile ancora sotto il proprio controllo.

Pulì il vaso, lo riempì con le rose bianche e lo sistemò sul comodino. Luca le adorava e anche lei; ma era stato prima, adesso per lo più le odiava.

‘Se quella maledetta mattina non avessimo discusso per una sciocchezza… se quel maledetto pomeriggio Luca non fosse andato a prendermi le rose… se solo gli avessi detto quello che sento, invece di dare voce alle mie paure infantili…’

Se, se, se. Sempre gli stessi pensieri, senza sosta, anche quando credeva di pensare ad altro.

Era un circolo vizioso. Un maledetto circolo vizioso. Un tunnel in fondo al quale sperava in ogni momento di intravedere una luce, anche un piccolo bagliore che la portasse all’uscita. Con Luca. Poteva sopportare tutto: il dolore, il rimorso, l’angoscia dell’attesa, tutto, purché non morisse la speranza che un giorno quella mano si sarebbe mossa e avrebbe afferrato la sua, che quelle palpebre si sarebbero sollevate, che quel sorriso sarebbe tornato a scaldarle il cuore.

Vuotò il contenuto delle buste e si accinse a dare a quella stanza un’aria natalizia, parlando ad alta voce con Luca, come se lui potesse sentirla.

«Ho preso l’albero bianco e le palline rosse, come piace a te. A casa ancora non l’ho messo, aspettavo che tornassi tu per aiutarmi. Te l’avevo detto l’anno scorso di non riporre le scatole sullo scaffale più alto del garage che io non ci arrivo, ma hai voluto fare di testa tua» e un singulto le spezzò la voce. Gli voltò le spalle, aveva giurato a se stessa che in quella stanza non avrebbe pianto e non si sarebbe lasciata andare alla disperazione, mai. Aveva letto su internet tante storie sui pazienti in coma e, quando aveva chiesto ai dottori, le avevano risposto che non c’era alcun fondamento scientifico in quello che aveva letto. Ma a lei non importava. C’erano storie di pazienti che si erano risvegliati con una musica, una voce o qualunque altro particolare della loro vita. Altri avevano raccontato che, anche se i loro cari non potevano vederli, loro avevano visto e sentito ogni cosa intorno a loro. Che quelle storie fossero vere o meno, nel dubbio non lo avrebbe fatto soffrire con i suoi piagnistei. Se non tornava, era di certo perché non poteva e quando lo lasciava da solo, in quella stanza, si rifiutava di abbandonarlo in compagnia del profumo del dolore.

Scacciò un pensiero fastidioso: aveva letto anche di familiari che si erano consumati nell’attesa di un risveglio che non era mai arrivato, ma quelle storie le aveva cancellate dal computer e dalla memoria perché sapeva che Luca, il suo Luca, sarebbe tornato da lei e quello che lei poteva fare nel frattempo era non lasciarsi andare, restare aggrappata alla vita per entrambi.

Prese una pallina, ci infilò un gancetto e la appese su un ramo dell’albero affidandogli un desiderio. Era il suo divertimento preferito quando era piccola: ogni pallina un desiderio e a quel tempo l’albero era grande e di sfere colorate ne occorrevano parecchie, anche se mai abbastanza per i suoi tanti desideri . Adesso l’albero era piccolo e striminzito e le palline poche, ma aveva un solo desiderio da affidare loro, sarebbero bastate […].

FINE ESTRATTO