Il salotto di EliBì: intervista ad Annarita Faggioni, autrice de “L’ombra di Lyamnay”

Buon giorno amici, come promesso eccomi per il secondo appuntamento con questa rubrica nata da poco, ma che è già in fermento. Ho infatti l’onore di ospitare la prima tappa del blog tour del romanzo “L’ombra di Lyamnay”.

Sono qui, nel mio salotto virtuale e voglio presentarvi l’amica che è con me questa mattina: Annarita Faggioni, autrice, lit-blog11222458_10206265825822591_901723618250689690_nger e copywriter. “L’ombra di Lyamnay” è il suo primo romanzo, dopo la raccolta di poesie “Canto d’Inverno” (2011) e l’antologia “I racconti depennati” (2013). Da cinque anni è online con il blog Il piacere di scrivere che vi consiglio di seguire perché ricco di contenuti molto interessanti e in continua evoluzione. Tralascerei di sottolineare che, se ho iniziato a “fare sul serio” con la scrittura” è in gran parte merito suo. Merito o colpa forse, ma questo lo lascio decidere a voi 😉

Sono stata tra i pochi a poter leggere il romanzo in anteprima e confesso che, anche se la fantascienza non è il mio genere preferito, ero curiosa. Dopo qualche capitolo sono stata rapita dai personaggi e dalla storia e l’ho divorato in pochi giorni.

 

Dalla quarta di copertina

Illustrazione di copertia del romanzo "L'ombra di Lyamnay" realizzato e ideato da Alessia Savi.

Illustrazione di copertina del romanzo “L’ombra di Lyamnay” realizzato e ideato da Alessia Savi.

“John Reckon, climatologo in carriera alle Forze Internazionali, perde conoscenza mentre sta lavorando al “Progetto Skylhope”, la città-prototipo che dovrebbe salvare milioni di vite dagli sbalzi climatici sempre più incontrollabili. Si risveglia vent’anni dopo, in quella che sembra essere la rappresentazione reale del suo modellino. La nuova Skylhope, però, ha un lato oscuro da nascondere: Reckon dovrà difendersi da mille minacce, mentre su Skylhope incombe la maledizione della dottoressa Nayl (scomparsa in un incidente di laboratorio anni prima) e l’ombra di Lyamnay, “Il mostro di Skylhope”, pronta a mietere nuove vittime.”

 

 

 

Solo fantascienza? O anche attualità? Terminata la lettura ho voluto saperne di più e allora eccomi qui con Annarita.

 

1) Ciao Annarita e benvenuta nel mio salotto virtuale. Per chi ancora non ti conosce, chi è Annarita Faggioni e cosa fa nella vita di tutti i giorni?

 La mia Musa diceva che siamo quello che facciamo. Allora, io scrivo, sia per lavoro, come copywriter, sia per “passione”? Diciamo estro, diletto, fantasia. Nel mondo reale, sono una ragazza di 24 anni, curiosa e vivace. La mattina mi sveglio e quando connetto (cioè al terzo/quarto caffè), scrivo e creo dal nulla nuovi progetti. Attualmente, sto collaborando con un’agenzia viaggi e con una webagency.

 

2) Alcuni scrittori amano programmare molto, altri preferiscono affidarsi all’estro del momento. Tu che scrittrice sei? E qual è la tua routine?

Io ho avuto per Lyamnay, ma non so se sarà un metodo consolidato, un felice compromesso: le parti salienti della storia sono state pianificate a mo’ di traccia, poi lo sviluppo delle singole situazioni è stato lasciato all’ispirazione. Questo non mi ha salvata da “sorprese” che sono apparse da sé sulla carta e delle quali sono onorata di essere l’artefice.

È difficile scrivere quando scrivi per lavoro, perché dopo un po’ non riesci più a connettere e il felice equilibrio è sempre più un’utopia. Ho scritto molto di notte per questo romanzo, ma per routine lascio che l’ispirazione mi colga quando non scrivo per i committenti. In alternativa, prendo un appunto.

 

3) Qual è il percorso che ti ha portata a Skylhope e com’è nato “L’ombra di Lyamnay”?

 È stato un percorso interiore dettato dalla sofferenza, non lo nascondo. Il libro è nato proprio quando le persone che ritenevo più importanti si sono mostrate nel loro lato peggiore e mi sono ritrovata ad affrontare una malattia che mi stava portando via. Non è successo. È stata dura, ma le mie creature e la mia famiglia sono state sempre al mio fianco ed è stata una fortuna. Nel percorso, una parte di me è morta e non tornerà, ma voglio sperare che fosse la mia parte peggiore, anche se l’ho pianta tanto.

Il romanzo era nato come racconto nel 2012, con il titolo di “Un gioco di pedine”, dopo aver letto “1984” di Orwell. Ho voluto crederci fino in fondo, contro tutto e tutti e ora le prime copie sono già volate via ^^.

 

 4) In “L’ombra di Lyamnay” ci si trova di fronte ad una città perfetta: tutto è organizzato e programmato affinché non ci siano falle nel sistema, ma nulla può essere perfetto e anche Skylhope ha la sua ombra. Può un elemento fuori dagli schemi avere la meglio su un intero sistema?

Può una distrazione distruggere una bomboniera di porcellana? Sì. È lo stesso per Skylhope, considerato che gli equilibri sono abbastanza precari, per via degli addestramenti, del clima, ecc. Un elemento solo, come un’apertura dello strato di anidride carbonica che protegge la città che si prolunga un po’, può causarne la distruzione. La rivoluzione che cercano alcuni dei personaggi è proprio basata sulla completa distruzione della città, anche se con motivazioni e obiettivi diversi. Una personalità forte può fare più di quanto creda.

 

5) Qual è il personaggio che più ti assomiglia?

Oltre a Eris, che effettivamente mi ricorda me da bambina, non ho creato proiezioni di me stessa nel romanzo. Li sento come figli e li conservo nell’anima, ma ammetto che gli ultimi, nati “a sorpresa”, cioé Rydgley Naive e Riyon Kiza, sono quelli a cui tengo di più. Non significa che non voglia bene a John e Lyamnay, attenzione! Loro, però, sono con me dal 2012 e sono meno fragili.

 

6) Hai incontrato ostacoli lungo il cammino e cosa ti ha aiutato a superarli?

“L’Ombra di Lyamnay” è un romanzo sui generis anche per me, o meglio, per la mia scrittura letteraria e questo è dettato anche da quello che stavo passando. Paradossalmente, il dolore è stato la spinta per scrivere e il completare la stesura è stato la spinta per superare le difficoltà. Chi si definisce un degno scrittore dovrebbe essere capace di trasformare il dolore in grazia e non la sofferenza in avanspettacolo, almeno io la penso così. In ogni caso, non ci sono momenti autobiografici di rilievo nel romanzo, il lettore può stare tranquillo in tal senso ^^. Ho imparato che la vita ti spinge sempre in avanti, anche quando non vuoi.

 

7) Il romanzo è autoconclusivo, eppure lascia il lettore con la speranza di sapere cosa accadrà ancora. Ci sarà un seguito?

Premessa: il libro parteciperà al concorso de Il Mio Libro con Scuola Comics per l’edizione in e-book. Ammetto di avere un secondo lavoro nel cassetto, pensato per risolvere tutti quei dubbi che aleggiano soprattutto sulla vita del Dott. Reckon PRIMA di approdare a Skylhope e che questo secondo lavoro presenta più colpi di scena del primo, ma voglio che siano i lettori a decidere se vale la pena un secondo libro o meno.

 

8) Hai scelto di pubblicare in self publishing: quali sono state le difficoltà legate a questa scelta e quali i vantaggi? Lo rifaresti?

Questo è il mio terzo libro in self publishing, a circa quattro anni dal primo (una raccolta di poesie n.d.r). Mi trovo bene in self, è una scelta di responsabilità. Sicuramente, si guadagna di più, ma bisogna affrontare: scetticismo, risentimento e anche il fatto di non essere tuttologi. Nella promozione sei solo, ma sei anche libero di fare dei regali ai lettori (io, per esempio, ho fatto realizzare dei segnalibri per le copie autografate, oppure ho messo gratis l’e-book con il cartaceo). Se non sei consapevole dei tuoi mezzi e dei tuoi limiti, nel self ti blocchi. Lo rifarei? Sì, per la situazione che si è venuta a creare sì, eccome. È tutto spiegato nella parte di “Storytelling” del romanzo. L’unica cosa che rimpiango è che forse avrei dovuto pensare che ciò che per me era importante per gli altri poteva essere solo un progetto come un altro e agire di conseguenza, valutando più realtà editoriali. Sono felice che sia andata così, perché ho potuto garantire un’edizione preziosa al lettore consapevole, anche in termini di presentazione del libro.

 

9) “Skylhope mancava di immaginazione e gli skyldoniani si auto-mutilavano per sopravvivere in un’apparente normalità”. Dove ti porterà adesso la tua immaginazione?

Come prossimi libri, intendi? Allora, io mi vorrei bloccare per quattro mesi, il tempo di completare la saga di Hikale su The Incipit. Poi, valuterò una fanfiction sull’anime Death Note (sono una grandissima fan del signor Lawliet), da pubblicarsi in inglese su una piattaforma internazionale. Poi non so cosa la Musa riserva per me. Per la frase, si vive tutti su Skylhope nel momento in cui le parole perdono di significato profondo e ci si accontenta di post-it alla “Sole, cuore, amore”.

 

10) Prima di salutarci, invitiamo i lettori alla lettura del tuo romanzo. So che uno dei tuoi personaggi ti ha affidato un messaggio per loro. Vogliamo svelare chi é qual è il messaggio?

 “Il bello di Skylhope è che non si capisce fino a che punto si può parlare della mente di John Reckon e fino a quanto, invece, ci si può riferire alla vita di tutti i giorni. I riferimenti al lettore attento non mancano, ma bisogna avere il coraggio di esplorare nelle paure più profonde. Noi lo abbiamo fatto, ora sta al lettore scoprire cosa nasconde la sua mente, mentre scorre le pagine. Buona lettura” [Lyamnay, “Il mostro di Skylhope”].

Il romanzo è al momento disponibile in copia autografata sul sito ufficiale, a prezzo lancio di 15 Euro. Nei prossimi giorni, il libro sarà disponibile in tutti gli store online.

 

E adesso, alla fine dell’intervista, posso confessare di essere commossa?  ❤

Saluto con un abbraccio anche da parte vostra Annarita, John, Rydgley, Lyamnay e tutti gli altri personaggi e approfitto di questo spazio per fare i complimenti anche ad Alessia Savi per la bellissima copertina.

Al prossimo appuntamento con Il salotto di EliBì

 

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