Prese la giacca e fece per uscire.

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Prese la giacca e fece per uscire. Lei si lasciò cadere sulle ginocchia e restò lì a guardarlo. Non poteva andare. Non poteva usarla e poi gettarla in un angolo come si fa con una bambola che non piace più.
“Non lasciarmi, ti prego” lo implorò. “Anch’io ho un’anima”.
“Tu non hai un’anima” le rispose lui guardandola con disprezzo e le passò accanto per andare verso la porta senza degnarla nemmeno più di un’occhiata. La vista di lei così sul pavimento, con il trucco sfatto e i capelli in disordine, gli era insopportabile e gli saliva dentro mista alla nausea che cercava di ricacciare indietro con tutte le sue forze.
Strinse la maniglia della porta con una forza da sbiancargli le nocche e uscì, sbattendola con violenza alle proprie spalle.

Lungo le scale gli giunse l’eco di un urlo che gli gelò il sangue. Si fermò un attimo e inspirò profondamente.
“Addio piccola bastarda” mormorò a fior di labbra e riprese a scendere i gradini due alla volta.

Aveva bisogno di aria, di aria pulita e di una doccia che gli lavasse da dentro tutto lo schifo che sentiva.

(Elisabetta Barbara De Sanctis – All rights reserved)

 

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