SESSO PROLETARIO … nella 127 – ©Anarchia di pensiero & Elisabetta Barbara De Sanctis

BBBB

Un pomeriggio come tanti, uno scambio di battute con un caro amico scrittore che stimo moltissimo che si è trasformato in un botta e risposta divertente per prenderci un po’ in giro, ma ci siamo divertiti così tanto che ne è nato … cosa? Un racconto? Non lo so, di certo abbiamo riso tanto, tutto improvvisato e con la voglia di cimentarci in una scrittura diversa.

Buona lettura!

SESSO PROLETARIO … nella 127 – Anarchia di pensiero & Elisabetta Barbara De Sanctis

Scese la sera e Gaetano, stanco da un massacrante turno in fabbrica, si preparava per incontrarsi con Elisabetta, godendosi il fine settimana tanto ambito quanto agognato. Lo chiamavano heavymetalmeccanico, maniaco della saldatrice e della musica metal tanto da sostituire le cuffie per proteggere l’udito con gli auricolari. Zona Tiburtina, viavai di gente, mezzi e luci della sera; davanti al container della Cotral aspettava che lei arrivasse per andare in un posticino tranquillo dove poter amoreggiare in santa pace. Lui, proletario convinto, sindacalista, a bordo di una 127 bianca del ’70, in divieto di sosta in mancanza di posti dove parcheggiare. Alla fine arrivò lei, sbucò all’improvviso da dietro l’edicola e senza avviso aprì la portiera del lato passeggero; i due si guardarono senza dirsi una parola, ma lo sguardo femminile non poteva che notare il torace villoso di lui sotto la t-shirt rossa e l’accenno delle maniglie dell’amore.

“Mmmm… Ahò preparate, che stasera s’annamo a fa’ ‘n giro!!” esordì Elisabetta.

“Ma che davero davero?” chiese lui.

“Davero! Ce sta ‘n panorama ch’è da sballo!”

“Allora è ‘na scifra da sballo…”

“…e poi ‘no spigoletto ‘ndo ‘mbosca’ ‘a 127, me riccomanno…”

“Eccerto, pe’ anna’ a ciula’, tanto pe’ fa’ quarcosa…”

“…e poi ‘na pizza e ‘na biretta a… Come se chiama quello che sta viscino l’autofficina de tu’ zio?”

“Ma chi? Er kebabbaro?”

“Ahah! Sì! Me ce porti?”

“Eccerto, co’ la 127… ”

“Bella! Però mettece ‘a benzina, stavorta, che nun me va de famme mezza Appia co’ le zeppe!”

“Ahò, annamo sull’Aurelia, nun te ce porto a Frascati!”

Si delineava un quadretto niente male, così accese il motore e avviò il mezzo.

“Allora me posso fa belluccia! Me metto pure ‘e carze co’ li buchi, come piaciono a te..”

“E poi che famo ‘n colabrodo?”

“Ma no, famo che poi mee strappi tutte come fanno al cine! Seeee, ciaoooo… Ma che te devo da spiega’ tutto?”

“All’animadelimortaccistracci!”

“Ahah! Come ar filme de Verdone, solo che ‘nvesce daa moto tu c’hai ‘a 127 L… ‘No sballo!”

“L’ammortizzatori sosciali so’ sempre ‘n manutenzione…”

“Ma no, quelli so’ proprio scoppiati de brutto!”

“Corpa tua, me fai ‘ngrifà de brutto!”

“Eh, ma a me me piaci quanno spacchi tutto”

“Me chiameno heavymetalmeccanico apposta.”

“E ce ‘o so bbene! Annamo, va!”

E così partirono alla volta del locale per mangiare, bere e continuare gli sproloqui incensati di voglia di sesso, oltre che dei rispettivi problemi. Lui nel bel mezzo del licenziamento a causa di esuberi e delle nuove norme contrattuali, lei occupazioni a fasi alterne, ma entrambi con la voglia di stare insieme, volersi bene e soprattutto appagarsi.

“Indò se va? A Ladispoli a scopa’?” chiese lui, mentre risalirono nel mezzo.

“Fa’ come te pare, però sbrigate che sennò me passa er friccicore!” rispose lei.

“Aho’, nun c’ho Pic. Lassame fa’!”

“Ma io nun voglio Pic, me deve da fa’ male sennò che me faccio la manicure pe passà er tempo?”

“Sempre a mette ‘e mani avanti. Armeno mettile dove batte “amore”.”

“Altroché! Mo je faccio batte amore come dico io che poi te faccio urlà e me piace assai!”

Proseguirono lungo l’Aurelia, appostandosi in aperta campagna, nei pressi di Isola Sacra, poco dopo l’aeroporto Leonardo Da Vinci. La 127 sembrò sfrecciare alla velocità della luce, prima di giungere a destinazione.

“Azz! La 127 vola!” esclamò incredulo lui.

“E famola cappottà! Alla faccia de chi ce vo’ male!” asserì lei.

” ‘Nfatti. Cappottamose.”

“Sì! Ribartamose!!”

“Rotolamose!”

“Spiaccicamose!”

Fermi nel posto scelto, Gaetano mangiò con gli occhi le sue forme, dentro il tailleur bianco e la minigonna verde che lasciava intravedere ciò che si nascondeva in mezzo alle gambe.

“Cercamose…” proseguì lui mentre la baciava e la toccava.

“Sfamamose…” riprese lei.

“Scopamose…” finì lui, scoprendo i seni grandi ed invitanti da far gola al più eccitato degli uomini.

“Fino all’osso e deppiù!”

Elisabetta si fece sfilare la culotte nera di pizzo che aveva messo apposta per lui, sapendo che è più sensuale farsi spogliare che spogliarsi da soli.

“Se sporpamo…” disse lui mentre lambiva al desiderio bagnato.

“Nun te ce lascio niente!” sospirò lei.

“Te nun me devi da lassa’!”

“Te consumo! Che se me chiamano “La bocca daa Tiburtina” me lo sarò pure guadagnato!”

“E io te sdrumo… Sei la mia bocca!”

“Ecco bravo, datte da fà che nun mantengo più…”

“Aho’, ma sempre a tirattela? Taa tiro io!”

“Sì, strapazzamela tutta!”

“Maa magno…”

“Qua ce magni e ce bevi, ce sta pure ‘a G…”

“Che Goduria!!!”

“Tutta pe’ te!” Prima le baciò il sesso, poi glielo leccò. Fu così eccitante che gli sembrò quasi di venire, finché lei non gli fece cenno di voler ricambiare prendendolo in bocca, avidamente e spassosamente allo stesso tempo; era tanta l’eccitazione che per un attimo la zip dei jeans di Gaetano si bloccò, ma fu risolto il problema. Lentamente sfilò anche i boxer neri che indossava e incominciò a leccare il glande con la punta della lingua, prima di prendere l’intera asta in bocca. I gemiti placarono in parte l’eccitazione di lui, ma il gioco dei due stava nel fatto che se nella vita erano dipendenti da ogni cosa, nel privato erano schiavi e padroni. Dopo aver indurito il pene, fu la volta in cui lui decise di penetrarla, iniziando a muoversi dapprima piano, poi veloce, con la macchina che cigolava come le reti a molle di un vecchio letto.

“Che omo che sei, ce sai proprio fa co’ ‘na signora vera, c’ho l’ormoni che sembrano ‘mbriachi!” esultò lei.

” ‘Mbriachi de Noi. Famme beve, che c’ho sete de te.” rispose ansimante lui.

“E bevi bevi che tanto ce ne sta ancora”

I baci non mancarono, si volevano bene, si amavano, avevano un rapporto tutto loro, esclusivo, sempre alla ricerca di sopraffare simpaticamente l’altro, un botta e risposta continuo.

“Daje! Daje!” incitò lei mentre lui spingeva a zig e zag dentro.

“Mo’ vengo… C’ho uno slalom gigante…”

“Stò a’ arrivà pur’io!”

” ‘Ncontramose a metà strada… Io scenno e affonno… Te sali e t’apri…”

“Davero, ce stai? Io ce sto!”

“Io nun ce sto mai de capoccia, me fai morì… So’ venuto bene, sei arrivata godendo!!!”

Vennero insieme, urlando con soddisfazione i propri orgasmi, senza fingere poesie, ma vivendole e pagandole alla romana.

“Anvedi che omo! Me sento tutta rotta, manco c’ho ‘a forza pe’ parlà…” commentò lei.

“Pe’ bacia nun te manca mai…” insistette lui.

“E nun solo pe’ bacià, però mo’ me devo d’aripijà ‘n’attimo…”

“None, te devo da sdrumà… Nun fa ‘a stupida stasera…”

“E daje che so’ pronta, però mo spegni ‘sta lucina che ce sta a vede er monno… Semo solo io, tu e ‘a 127 tua!”

“Semo tu ed io che brillamo… ‘A 127 assiste e subisce…”

“E allora brillamo più dee stelle, che ‘sta notte è nostra!”

“Tu, io e la 127.”

“E chi ce tocca?!”

“Nisuno.”

“mbciù!”

“Smack!”

Si abbracciarono stretti stretti e lasciarono che la quiete primaverile della campagna avvolgesse quel momento, come fosse l’unico fra i tanti. La bocca della Tiburtina fu senza parole prendendosi i ferri del mestiere di lui, mentre il metalmeccanico usò la sua esperienza per saldarle nell’anima.

(©Anarchia di pensiero & Elisabetta Barbara De Sanctis)

 

 

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10 thoughts on “SESSO PROLETARIO … nella 127 – ©Anarchia di pensiero & Elisabetta Barbara De Sanctis

  1. Ahahah…..mitici, tutto vero, la 127 senza i sedili ribaltabili, il cigolìo degli ammortizzatori, la leva del cambio che dava fastidio, insomma era una vera impresa fare l’amore dentro la 127.
    Siete stati meravigliosi nell’immaginare il classico momento d’amore dell’epoca, che era per tutti, in auto.
    Bravi davvero. 🙂

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  2. Se avete improvvisato e non avete preparato il dialogo nel tempo, siete stati bravissimi, io ho qualche anno più di voi e posso dirvi che era una fatica enorme fare sesso in auto senza sedili reclinabili, era l’eccitazione che ci faceva sopportare la scomodità del farlo in auto, ma allora funzionava così… 🙂
    Bravissimi tutti e due!!

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