Capita. Capitano anche a me …

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Capita.

Capitano anche a me.

Quei giorni assetati di vuoto

dove tutto è spento

e senti freddo dentro

da congelarsi le parole.

Nulla scorre.

Tutto è fermo.

E’ inverno.

E’ sera.

Tornerà … primavera …

(©Elisabetta Barbara De Sanctis – Gennaio 2015 – Proprietà intellettuale riservata)

Assetata di orizzonti …

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Assetata di orizzonti

Di profumi che ancora ignoro

Affamata di albe, di sogni, di rugiada

Memore di tramonti che sanno ancora 

Di parole consumate e caduche

Quali foglie d’autunno.

Tendo timorosa la mano

Mentre con l’altra mi tengo il cuore

Mendicante di vita

Di parole

D’amore

(©Elisabetta Barbara De Sanctis – Gennaio 2015 – Proprietà intellettuale riservata)

 

 

Osservava con apparente distacco quella pelle serica e diafana.

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“Osservava con apparente distacco quella pelle serica e diafana. Sentiva l’eccitazione che l’attesa stava provocando. Ne riconosceva l’odore. Impercettibili brividi ne increspavano i pori al ritmo di un respiro smorzato e non più regolare. La mano a mezz’aria, combattuta fra il bisogno di sfiorarla e la tensione che rendeva l’aria spessa e densa, come membra morbide da violare assaporando goccia a goccia il piacere lento dell’affondo. Chiuse gli occhi per qualche istante, vivendo dentro di sé il possesso di quella carne e gli infiniti modi in cui l’avrebbe presa fino a sentirne il godimento in ogni centimetro, in ogni anfratto, in ogni piega. Avrebbe inciso quella pelle di orgasmi indelebili per poterla sempre ritrovare. Vita dopo vita. Perché lei gli apparteneva. Da sempre.”
  (©Elisabetta Barbara De Sanctis – Gennaio 2015 – Proprietà intellettuale riservata)